L’omphalos
Marzo 31, 2008 di agharti
Il termine greco omphalos sta per ombelico, per centro del mondo. Secondo moltissime tradizioni, l’origine del mondo inizia da un ombelico. In India, il Rig Veda parla dell’Ombelico dell’Increato, sul quale riposava il germe dei mondi. Dall’ombelico di Vishnu, steso sull’oceano primordiale, germina il loto dell’universo manifestato.
L’omphalos è anche il centro spirituale del mondo. Come il beith-el, il betilo a forma di colonna eretto da Giacobbe; così come l’Omphalos di Delfi, centro del culto di Apollo; così come certi menhir che sono stati omphalos celtici; così come Ogigia, che Omero chiama “l’ombelico del mondo”; ed anche come l’isola di Pasqua, che porta ancora lo stesso nome; ed anche come la pietra dell’arca dell’alleanza nel Tempio di Gerusalemme.
Secondo gli indù, l’ombelico nabhi è il centro della ruota immobile. Sull’ombelico del mondo si pone simbolicamente il fuoco sacrificale vedico ed ogni altare o focolare raffigura, per estensione, tale centro.
In certe sculture africane, porte, tavole, statuette si nota talvolta un disco centrale: raffigura l’ombelico del mondo. L’ombelico è anche il centro del microcosmo umano. La concentrazione spirituale si compie sull’ombelico, immagine del ritorno al centro. Nello yoga si fa corrispondere all’ombelico il manipura-chakra (o nabhi padma) centro delle energie trasformatrici e dell’elemento fuoco.
Nel mondo celtico, l’ombelico è rappresentato principalmente dal termine Nabelcus, soprannome di Marte, documentato da alcune iscrizioni del sud-est della Gallia. La parola può essere collegata al gallese naf, che vuol dire “capo, signore” ed è, a livello indoeuropeo, il corrispondente del greco omphalos, punto centrale, centro. Marte Nabelcus è il padrone e signore o, in alternativa, il dio di un centro. Tra i luoghi sacri dei Celti, citati da Cesare, vi è un locus consecratus nella foresta Carnua, dove si riunivano i druidi per eleggere i loro capi. Questo luogo era considerato il centro del paese.
Simbolicamente l’omphalus è di solito una pietra bianca diritta, con la cima a forma di uovo e circondata da uno o più serpenti. La pietra di Delfi, secondo Pindaro, era più che il centro della terra, più che il centro dell’universo creato: rappresentava la via di comunicazione fra i tre livelli di esistenza o i tre mondi. Quello dell’uomo che vive quaggiù, quello della dimora sotterranea dei morti e quello della divinità. A Delfi Apollo aveva ucciso il serpente Pitone nello stesso punto del crepaccio dove erano state inghiottite le acque del diluvio di Deucalione. Era il simbolo della potenza vitale, che domina le forze cieche e mostruose del caos.
Fino alle Nuove Ebridi è diffusa l’idea che l’ombelico assicura la comunicazione degli uomini con il caos primordiale, garantisca una sorta di divinizzazione della vita.
Come vi è un ombelico della terra, così la Stella Polare attorno a cui sembra ruotare il firmamento è spesso designata con il nome di ombelico del cielo o centro o cardine dello stesso. In particolare presso vari popoli del nord Europa e del nord dell’Asia, come i Finni, i Samoyedi, i Koriaki, i Ciukci, gli Estoni ed i Lapponi.