Man in black
Marzo 28, 2008 di agharti
La dicitura “man in black” (acronimo MIB) è nata all’interno della teoria del complotto sugli UFO, in America. Si riferisce, in particolare, a dei presunti agenti governativi - ovviamente vestiti di nero - incaricati di intimidire e scoraggiare alcuni testimoni di avvistamenti o contatti extraterrestri.
Dai racconti di coloro che sostengono di essere stati avvicinati da questi MIB, si deduce che questi uomini guidavano automobili di uno stesso tipo (generalmente Cadillac) e di un certo tenore (sempre ultimi modelli). Alcuni hanno segnalato un modo di parlare ed un abbigliamento d’altri tempi, il possesso di occhiali da sole costantemente indossati ed il comportamento da gangsters degli anni ‘40.
Uno dei primi racconti sui MIB è del 21 giugno 1947. Un pescatore disse di aver avvistato dei dischi volanti nei pressi di una penisola non lontana da Tacoma, nello stato di Washington. Il pescatore, che era in compagnia del figlio, di due amici e di un cane, scattò anche delle foto di questi misteriosi oggetti e sostenne che alcune scorie degli stessi avessero ucciso il cane e ferito il figlio.
Il pescatore raccontò che, il giorno seguente, si era presentato a casa un uomo che lo aveva invitato a far colazione nelle vicinanze. Descrisse l’uomo come un individuo piuttosto imponente, alto, muscoloso e vestito di nero. Guidava una Buick del 1947 ed il pescatore pensò si trattasse di qualcuno del governo.
Dopo colazione l’uomo raccontò al pescatore tutti i particolari dell’avvistamento, malgrado il pescatore non gliene avesse parlato, e lo avvertì di non far parola dell’accaduto se non voleva che la sua famiglia fosse messa in grave pericolo.
Con il tempo si sono formulate le più diverse e curiose ipotesi, sui MIB. Alcune persone hanno denunciato la presenza di un “Governo Ombra” che muove il nostro pianeta e che, in gran segretezza, controlla il narcotraffico, propaga malattie come l’Aids a fini sperimentali e di controllo e via elencando. Nel New Mexico e nel Nevada, addirittura, esisterebbero delle basi segretessime dove si terrebbero riunioni segrete e si stilerebbero programmi di questi esperimenti..jpg)
I MIB, dunque, veri e propri agenti segreti al servizio di questo “Governo Ombra” sarebbero colpevoli addirittura di provocare la morte in coloro che diventano, per i loro fini, pericolosi. Vengono citati anche, dalle cronache americane, casi di morti misteriose. Ad esempio due ricercatori, uno ex componente della Commissione Governativa americana di indagini UFO, Edward Ruppelt e l’altro, Waveney Girvan, direttore della rivista inglese “Flying Saucer Review”, furono stroncati da un improvviso attacco cardiaco, nel 1961 il primo e nel 1962 il secondo. Ciò che risultò misterioso ai più, è il fatto che Ruppelt aveva promesso rivelazioni inquietanti che, in seguito, senza dare spiegazioni, non aveva mai fatto, giungendo addirittura ad affermare che l’ufologia era una sonora stupidaggine.
Nello stesso anno morì un certo Wilbert Smith, ingegnere responsabile del Project Magnet, un progetto di ricerca ufologica in Canada. Anche in questo caso si parlò di numerosi misteri circa la sua attività e la sua improvvisa scomparsa. Nel 1962 morì di follìa anche una nota contattista americana, Gloria Lee Byrd.
Quanto di queste e di altre, numerose, morti sia dovuto ai famigerati MIB, non è dato di sapere. Ovviamente ci sono sostenitori e detrattori di questa ipotesi: gli uni trovano che suicidi ed improvvise malattie abbiano necessità di maggiori indagini; gli altri sostengono che siano eventi perfettamente connaturati all’essere umano. L’unico dato di fatto è che gli investigatori chiamati ad indagare sui casi “sospetti”, chiusero le indagini piuttosto frettolosamente.
Tra i “suicidi” ritenuti più controversi, vi è quello di Vidmal Dajibhai, da poco giunto in Inghilterra dal Pakistan. Vidmal aveva 24 anni e svolgeva un lavoro assai delicato. All’improvviso, il 4 agosto 1986, percorre circa 200 chilometri in auto verso Bristol. Quindi si ferma, esce dall’auto e - secondo quanto affermarono gli investigatori - si getta dal ponte Clifton Bridge. Nell’auto vengono trovati due bicchieri con del vino, ma Vidmal era astemio. In tasca egli aveva una tessera di appartenenza ad una setta esoterica indiana, la Anu Pam Mission, talmente segreta che non risulta sia mai esistita.
Ashard Sharif, un dipendente della Marconi Defence System, anche lui con mansioni estremamente segrete, si recò a Bristol, si fermò all’inizio di una stradicciola secondaria, prese una corda che si era portato dietro, ne legà un capo ad un robusto ramo di platano e l’altro al collo. Si sedette nella sua auto, accese il motore e partì a tutta velocità. Sulla sua automobile fu ritrovata un’audiocassetta di cui la polizia non ha mai rivelato il contenuto.