Apollo
Marzo 22, 2008 di agharti
Omero definisce Apollo “il dio dall’arco d’argento”, Febo che appare la notte e brilla come la luna. Ma, presto, Apollo diventerà il dio della luce, del sole. Il suo arco e le sue frecce saranno paragonate al sole ed ai raggi dell’astro.
Pur non negando le pulsioni umane, Apollo mirava a garantire l’ordine, l’equilibrio, la razionalità, allo sviluppo della spiritualità attraverso l’autocoscienza.
La letteratura attribuisce ad Apollo più di duecento epiteti. Originariamente, però, era “pensato” come un dio-topo primitivo, proprio dei culti agrari. Poi assunse l’aspetto di un guerriero irascibile e vendicatore, di un signore delle belve e di un pastore che soccorre il proprio gregge.
Il nome attico Apollo è stato associato alla forma dorica dello stesso, Apellon, che, a sua volta, può essere collegato al termine apella, che sta per “pascolo per montoni”. Questo induce a pensare che Apollo, all’inizio della sua comparsa, sia stato onorato dalle popolazioni greche primitive nomadi, assorbendo nella sua figura divinità preelleniche delle greggi, come Karnos, un dio-ariete. Il mito, del resto, presenta in più occasioni un Apollo pastore.
“Apollo - canta Pindaro - fa penetrare nei cuori l’amore della concordia e l’orrore della guerra civile”.
Apollo deve dettare le leggi della polis, quelle che presiedono alla fondazione dei templi, al culto, ai sacrifici, alla sepoltura degli eroi ed agli onori dovuti ai defunti.
L’Apollo celtico è il risultato di una identificazione imposta dalla interpretazione romana, che non si identifica con nessun criterio indigeno in particolare. Nel suo aspetto di guaritore, Apollo è chiamato Diancecht (il significato del termine celtico non è certo, può tradursi come “prigioniero degli dei” oppure “dalla lunga presa”); nel suo aspetto giovanile il dio è chiamato Oengu (che vuol dire “scelta unica”), figlio di Dagda, detto anche Mac Oc (che vuol dire “figlio giovane”). Nell’aspetto luminoso, ma anche oscuro, Apollo diventa Lug, dio supremo del pantheon celtico, signore ditutte le tecniche, che trascende le capacità di tutti gli altri dèi.
Il numero di Apollo è il 7, simbolo della perfezione, che unisce simbolicamente cielo e terra, principio femminile e principio maschile, luce e tenebre. Apollo è nato il settimo giorno del mese. Eschilo lo chiamava “l’augusto Dio settimo, il Dio della Settima Porta”. Le sue feste venivano celebrate sempre il sette di ogni mese. La sua lira aveva sette corde ed alla sua nascita i cigni sacri, cantando, avevano fatto sette volte il giro dell’isola fluttuante, Asteria, che Zeus, padre di Apollo, rese stabile con il nome di Delos. La dottrina di Apollo si riassume in sette massime attribuite ai sette saggi.
Apollo è il simbolo della vittoria sulla violenza, del dominio di sè sull’entusiasmo, dell’alleanza fra passione e ragione. La saggezza è, dunque, il frutto meritato di una conquista, non di un’eredità.