Il narciso
Marzo 21, 2008 di agharti
L’etimologia (narkè, stessa radice di “narcosi”) aiuta a capoire il rapporto tra questo fiore con i culti infernali e con le cerimonie d’iniziazione celebrate secondo il culto di Demetra ad Eleusi. Sulle tombe si piantavano narcisi, essi rappresentavano lo storimento della morte, di una morte che è solo un sogno, forse.
Il profumo del narciso ammaliò Persefone, quando Ade, ammaliato dalla sua bellezza, vole rapirla e condurla con sè negli inferi.
Ghirlande di narcisi venivano offerti alle Furie, che si pensava stordissero gli scellerati. Questo fiore cresce in primavera nei luoghi umidi e ciò lo collega con la simbologia delle acque e dei ritmi stagionali e quindi della fecondità. Da qui deriva la sua ambivalenza: morte-sonno-rinascita.
In Asia il narciso è un simbolo di felicità e si utilizza per esprimere l’augurio di un buon anno. Nella Bibbia il narciso, come il giglio, caratterizza la primavera e l’era escatologica. Questo fiore ricorda anche la caduta di Narciso nelle acque dove si specchia compiaciuto.
Per i poeti arabi il narciso rappresenta, per il gambo diritto, l’uomo in piedi, il servitore assiduo, il devoto che vuole consacrarsi al servizio di Dio. Il mito reco rimane qui estraneao all’interpretazione che, in molte poesie, svolge la metafora evocata dalla forma aggraziata e dal profumo penetrante del fiore.