Il Santo Graal
Marzo 18, 2008 di agharti
Cos’è il graal? Una coppa? Un vaso? Un mezzo di conoscenza o, piuttosto, il simbolo del femminino sacro?
Il latino medioevale vuole che gradalis significhi “piatto”, ma certamente il graal è entrato nella memoria collettiva nell’accezione di “calice”, più che di piatto. Nello specifico, il graal sarebbe il caliche che Giuseppe di Arimatea avrebbe utilizzato per raccogliere dalla croce il sangue di Cristo. Fonte di questa leggenda è Jacopo da Varagine che, nella sua opera “La Legenda Aurea“, racconta come, nel 1099, ai tempi della prima crociata, i militi genovesi avessero rinvenuto la coppa in cui era stato custodito il sangue di Cristo.
Uno dei reperti a cui si attribuì la leggenda fu quello chiamato il Sacro Catino, un vaso intagliato in pietra verde brillante e traslucida, recuperato dal condottiero genovese Guglielmo Embriaco Testadimaglio, in Terrasanta.
Oggi questo oggetto è conservato a Genova, nel Museo del Tesoro della Cattedrale di S. Lorenzo. Probabilmente si tratta di un manufatto islamico del IX-X secolo. Il catino è di cristallo bizantino.
Ma il graal ha ben più significati di quello di una semplice coppa, per quanto possa essere realmente la coppa del Cristo. Secondo molte tradizioni esoteriche, il graal è il simbolo della Conoscenza, della Sapienza, della Tradizione Arcaica o Primordiale. La Parola Perduta, la conoscenza che aveva Adamo nel Paradiso Terrestre. Il simbolo di questo insieme di conoscenza e di valori era rappresentato dall’Albero della Vita.
Il graal, caduto dalla fronte di Lucifero, perso da Adamo, recuperato da Seth e perso di nuovo, fu salvato durante il diluvio da Noè e successivamente fu utilizzato da Melchisedek per benedire Adamo e Sara. Quindi passò in possesso a Mosè ed ai Patriarchi, prima di scomparire nuovamente. Il prezioso reperto, poi, fu recuperato da Veronica, che lo consegnò a Gesù Cristo per celebrare l’Ultima Cena.
